chi sono
Blogger: wilcoyote
Nome: Mario
Non mi interessa come ti vesti, che automobile possiedi, qual è il tuo titolo di studio, quanto prendi al mese, chi conosci e chi ti conosce, se frequenti i luoghi "in", se bazzichi le bettole, se il mondo è il tuo palcoscenico o se preferisci la clausura. Mi importa invece dei sentimenti, dell'amicizia, degli altri, della letteratura, della scienza, della musica, della filosofia e delle religioni, di quello che si può descrivere con le parole, con i suoni, con le immagini.
LA MIA MUSICA
The Melodians - Rivers Of Babylon
ESPERANZA
commenti recenti
i miei libri
QUI potete trovare il mio "scaffale" presso Anobii. (l'inserimento del "badge" rallenta il caricamento della pagina)
Avanzi...

banneravanzidellacena

archivio
categorie
links
partecipano

foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
martedì, 13 maggio 2008
In questi ultimi mesi ho davvero poco tempo per dedicarmi al blog. Fra lavoro e impegni miei non mi resta molto. E' difficile che riesca ad aprire pagine internet non "professionali". Aprendo la webmail di Alice ho letto una notizia di per sé non particolarmente grave, ma che sommata a tanti cambiamenti in peggio che stanno modificando le "regole" della civile convivenza, mi ha irritato non poco. Ho dieci minuti liberi, li dedico a scrivere un post per dire a tutti che... la banda di idioti colpisce ancora!

Ecco la notizia (per gentile quanto inconsapevole concessione di Apcom):

Roma, 13 mag. (Apcom) - Appartarsi in auto per fare l'amore è un classico degli anni dell'adolescenza, consacrato da innumerevoli film romantici. Ma da oggi rischiano fino a tre anni di carcere le coppiette che si appartano in auto per fare l'amore. E il fatto che lo facciano tutti non è una giustificazione.

Lo ha deciso la Cassazione che, con la sentenza 19189 di oggi, ha riaperto il caso di due ragazzi che amoreggiavano in macchina nel parcheggio di una discoteca alle 3 di notte. I due, sorpresi dai carabinieri, con altri giovani intorno all'auto che "assistevano allo spettacolo" si erano mostrati sorpresi e avevano detto alle forze dell'ordine: "Non facciamo nulla di male, non siamo né i primi né gli ultimi che fanno certe cose". In primo grado se l'erano cavata con un mese di reclusione a seguito di un patteggiamento. Poi le cose erano andate meglio: il Gip del Tribunale di Arezzo li aveva assolti perché a suo parere la coppia non era consapevole dell'oscenità di quello che facevano.

La Procura ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto: il caso è stato riaperto e tornerà al Tribunale di Arezzo per un nuovo esame. In particolare, ha motivato la terza sezione penale, "rientra nella più comune nozione che il compiere atti sessuali in luogo pubblico o aperto al pubblico costituisca un'offesa al pudore". Non solo. La condotta dei ragazzi, secondo la Cassazione, non era neppure riconducibile alla disattenzione o all'imprudenza "atteso che il fatto, sia pure alle 3 di notte, avvenne nel parcheggio illuminato antistante il locale notturno e davanti a più persone che attorniavano la vettura per assistere allo spettacolo".

Capito? Il fatto che fra chi governa il Paese ci sia gente collusa con la malavita non ci deve interessare, e guai a chi ne parla pubblicamente! l'importante è che alle tre di notte nel parcheggio di una discoteca (o in una stradina di campi, per usare un'immagine più "tradizionale") non ci sia qualcuno che fa l'amore.

Invece nessuno dà spazio sui media all'indignazione per quanto si dice che abbia affermato (utilizzo una forma dubitativa, non si sa mai) uno ora diventato Ministro della Repubblica: "I fucili sono sempre caldi".
Una frase del genere si può tollerare all'osteria, e chi la pronuncia comunque viene guardato come fosse un troglodita. Ma da un rappresentante del popolo eletto secondo le regole della Costituzione (e, diciamolo, della porcata di legge elettorale)!
Andrebbe cacciato immediatamente, come uno che entrasse in un campo di calcio armato di pistola.

Anni fa girava il motto "make love not war". Mettendo a confronto l'articolo riportato con la frase del ministro si deduce che oggi si preferisce fare il contrario.


...banda di idioti!
postato da: wilcoyote alle ore maggio 13, 2008 16:45 | Link | commenti (118) | PopUp commenti (118)
categoria:gente, resistenza, democrazia, banda di idioti
domenica, 11 maggio 2008
No, non è la data di un attentato o di un'estemporanea alluvione!

Ieri, sabato 10 maggio 2008, a Firenze, in località Parco delle Cascine, si è consumato (eheheheh!) l'ennesimo raduno dei FdT (prima che qualche maligno attribuisca offensivi significati all'acronimo preciserò che trattasi dell'abbreviazione di Fuori di Testa).

E' consuetudine che i partecipanti scrivano un post sull'evento. Io l'ho sempre fatto, credo. Ma stavolta mi sono venuti un po' di scrupoli. Per me questo ritrovarsi ha perso, già da tempo, il significato di "convention", di momento in qualche modo pubblico, per diventare qualcosa di intimo, un tratto della mia vita che si incrocia con quella di altri.
Non ho aderito ad un'iniziativa simile ad una riunione aziendale, ho accettato proposte di luoghi e momenti per poter incontrare amici che vedo raramente e conoscere personalmente gente di cui finora mi son limitato a leggere parole sul web.

Mi capita ogni tanto di leggere pipponi su reale e virtuale, sulla possibilità o meno di chiamare amicizia quel tipo di legame nato da interazioni internettiane... l'ho scritto, sono pipponi, elucubrazioni, a volte colte, documentate, acute, su concetti tanto generali da non avere consistenza. Francamente, mi sono rotto di queste menate in cui non mi riconosco affatto. La verità (e non ci vuole Alberoni per capirlo) è che non c'è alcuna differenza fra un'amicizia nata sui banchi di scuola e quella scaturita da scambi di commenti su blog.

I "raduni" dei FdT sono frutto di chi la pensa come me (e mi viene in mente qualcuno che, senza tutti questi sofismi, manderebbe schiettamente affanculo i pipparuoli di cui sopra). Ci siamo incontrati per caso in rete (come ci si incontra per caso in un bar, in un cinema, al liceo, al lavoro, in piazza...), ci siamo in qualche modo piaciuti. Perché non trovare modo di fare a meno, ogni tanto, dell'armamentario informatico e vederci di persona? Poi le cose si evolvono, le simpatie diventano amicizie, nei vari gradi dell'infinita gamma che questo sentimento consente. A volte le cose non funzionano, ma questa è la vita, non second life!
Il fatto che la maggior parte dei convenuti siano blogger di Splinder non costituisce pregiudizio, non crea una nicchia. E' un'ovvia conseguenza della struttura di link predisposta dalla piattaforma (Splinder, in questo caso). Il "giro" è facilmente espandibile, come dimostra il fatto che fra i partecipanti ci fossero persone con blog su altre piattaforme e persone prive di blog (sfatiamo anche questo pregiudizio).

Insomma... se qualcuno è interessato ad un resoconto di come sono andate le cose gli consiglio di leggere QUESTO POST di InvisibleKid (accidenti, ultimamente lo sto segnalando troppo spesso! devo rimediare). Non è una cronaca giornalistica (oddio, con certi giornalisti in giro il post di cui sopra è fin troppo attendibile!), ma sicuramente è divertente, anche per chi al raduno non c'era e non gli fregava di esserci.

Dal canto mio vi dirò che, nonostante la mia cronica pigrizia, sono felice di aver guidato per sette ore ('fanculo a Trenitalia!) per poter rivedere amici, festeggiare il compleanno (anticipato) di Profemate, incontrare persone nuove (e interessanti), da cui forse nasceranno nuove amicizie.
Le persone che si sono sbattute per organizzare e/o partecipare a questo incontro sono senz'altro Fuori di Testa, ma sono anche vere e vive, alla faccia di 'sto virtuale che pare andare tanto di moda!
postato da: wilcoyote alle ore maggio 11, 2008 22:05 | Link | commenti (54) | PopUp commenti (54)
categoria:vita, amicizia, gente, emozioni, raduno, ringraziamento
domenica, 04 maggio 2008
...per convincermi a partecipare all'ennesima catena. La prima sassata l'ha lanciata Simo, la dose l'ha rincarata InvisibleKid (coadiuvato, a dire il vero, da Alb) e Sheila (nota come Sogliolìn) ha insistito, martellato, ringhiato per evitare che io... ehm... mi dimenticassi

Per cui, eccomi qui. La prima parte del compito assegnato l'ho svolta: si tratta di denunciare i colpevoli, ovvero gli scassamaroni che mi hanno affibbiato la sòla.

La parte più gravosa sta nell'elencare sei cose che amo (o che mi piace fare, a seconda della versione). E' difficile, intanto perché suppongo che ci siano ben più di sei cose che amo e poi perché una cosa che NON mi piace fare è stilare classifiche, cosa che mi rende la faccenda complicata. Va be', non posso tergiversare all'infinito (o meglio, potrei se non avessi già sonno ora), quindi procedo.

(nel frattempo il pc, probabilmente contrario alle catene, è andato tre volte in crash... fortuna che ho salvato la parte sopra...)


1) La gente. Sia che ci viva in mezzo, sia che scelga di stare (temporaneamente) da solo. Non si può fare a meno degli altri e se non li si ama... be', è dura!

2) Il profumo del glicine nelle sere di primavera, quando spira il primo vento tiepido della stagione.

3) La musica. Gli intrecci di melodie, le armonie risultanti, che sembrano fisicamente toccarmi il cuore, che mi emozionano a volte fino alle lacrime. Con questo non intendo riferirmi a lagne stucchevoli, le sensazioni a cui ho fatto cenno me le possono dare brani allegri e movimentati. Delle sonorità particolari, dei virtuosismi, degli arzigogoli intellettuali non mi frega una mazza.

3a) Suonare la "mia" musica, con i miei strumenti favoriti (la chitarra acustica, il mandolino), cantare le canzoni che amo.

3b) Il suono del piffero e della fisarmonica in una notte d'estate, con una leggera brezza in qualche paesino fra le colline delle Quattro Province.

4) Leggere. Libri, intendo. In qualche posto più o meno tranquillo, il pomeriggio o di prima mattina (alla sera... ehm... mi viene sonno!). Soprattutto narrativa, ma non solo.

5) Mangiare. Sono abbastanza una buona forchetta, tradizionalista ma non troppo. Soprattutto sono goloso.

6) Godermi in modo semplice e spontaneo l'amicizia, senza vincoli di tempi e distanze.

6a) L'insieme di sensazioni dell'innamoramento



...e va be', ho un po' barato ma, come pare disse Pilato agli spaccaballe che insistevano per correggerlo, quod scripsi, scripsi.

(nel frattempo il dannato pc si è piantato un'altra volta...)
postato da: wilcoyote alle ore maggio 04, 2008 22:29 | Link | commenti (95) | PopUp commenti (95)
categoria:fiori, musica, amore, vita, amicizia, gente, emozioni, passione, vento, catene
martedì, 29 aprile 2008
Questo post me lo ha ispirato l'amico Invisible.

...no, non parlo di un
amico invisibile, non soffro di allucinazioni! Intendevo riferirmi a questo post di InvisibleKid   . Benché completamente pazzo, è un ragazzo in gamba, scrive dannatamente bene ed ha un'ironia stile "lame rotanti". Ultimamente, vittima di una crisi mistica (gli è apparsa la Madonna vestita da scout), si è messo a scrivere post introspettivi belli e profondi. Quello linkato ha fatto riemergere un episodio dalla mia memoria che vorrei raccontare. Il ricordo di InvisibleKid ha a che fare con un camionista raffinato e gentile. Il mio... con un camionista di stile più vicino al mio


Saranno passati quasi vent'anni. Sicuramente più di quindici. Era un'estate in cui non stavo facendo nulla di lavorativo, per cui avevo un sacco di tempo libero.
In quel periodo al mio paese, o in qualche borgo confinante, si stavano facendo non so che lavori stradali, per cui c'era un gran traffico di mezzi pesanti. Una botta di vita per il paesello, con tutte le facce nuove che popolavano l'unico bar.
Una di queste facce nuove, più che altro un ceffo nuovo, apparteneva ad un gigantesco camionista. Il suo viso, contornato da capelli biondi poco avvezzi a shampoo e pettine, non era affatto rassicurante. E neppure la sua voce roca e potente, quando ordinava da bere. Il tutto unito al fatto che era alto un paio di metri e grosso come uno di quei frigoriferi americani tanto di moda ora.
Pareva un tipo solitario, non l'ho mai visto far comunella con gli altri lavoratori del cantiere. Arrivava al bar, prendeva da bere e poi risaliva sul suo camion.
Di certo quell'uomo aveva ben poco in comune con me.
Quindi mi preoccupai alquanto il giorno che, mentre prendevo un caffè al banco del bar che lui aveva occupato per metà appoggiandovi i gomiti, si voltò dalla mia parte.
Ricordo che anche la barista assunse un'aria allarmata.
Mi guardò in silenzio per qualche decina di secondi. Come in un film western si fece silenzio in tutto il locale. O forse ero io a non sentire più nulla.
Quando iniziò a parlare ci misi un po' a capire cosa stesse dicendo. Mi figuravo qualcosa tipo: "Ehi, tu! mi stai sul cazzo!" o "Che hai da guardarmi? ti riduco la faccia ad un puzzle!".
Invece, con tono incredibilmente (per il soggetto) gentile mi disse: "Ho saputo che tu hai dei dischi degli Abba".
"Sì", risposi io titubante (forse per paura che la frase successiva fosse "A quelli che ascoltano gli Abba sbriciolo l'osso sacro a pedate!").
"Potresti per favore registrarmeli? Ti pago le cassette", proseguì con voce tranquilla ed una smorfia che era indiscutibilmente un sorriso.
"Ma certo, volentieri. Nessun problema!" risposi, tirando dentro di me sospiri di sollievo che avrebbero spento la fiammella della macchina per il caffè.
"Se non mi vedi, lascia le cassette alla barista".

Quella sera stessa preparai le cassette, registrandole dai dischi (di vecchio vinile) degli Abba che avevo comprato per mia madre.
Il giorno dopo non vidi il camionista e depositai i nastri al bar, come pattuito, lasciando detto che non volevo niente in cambio (mi bastava conservare ossa e articolazioni nel loro stato naturale).

Rividi l'omaccione qualche settimana dopo, alla Pesca di Beneficenza indetta dalla parrocchia per la festa patronale. Era l'ultimo giorno d'apertura ed il parroco stava disperatamente cercando di vendere i biglietti rimasti, che erano decisamente troppi. Poco prima della chiusura il camionista si scostò dal muro a cui era appoggiato facendosi largo fra le persone ben vestite e dirigendosi verso il prete, che si trovò di fronte l'energumeno in canottiera e bermuda. Anche in questo caso passarono alcune decine di secondi prima che l'uomo si decidesse a aprir bocca. Poi parlò talmente piano che solo il sacerdote capì cosa stesse dicendo. Alla fine della breve conversazione il parroco chiuse la Pesca, dichiarando che tutti i biglietti erano stati acquistati. Solo in seguito si seppe che il camionista aveva cacciato mezzo milione (di vecchie lire, si era negli anni '80), cifra ben superiore al prezzo di vendita dei biglietti. Dei premi associati non ne volle sapere. Si accontentò di un peluche e di un tagliaunghie.

Da quella sera lo vidi poche volte, di sfuggita, e non mi capitò più di parlargli. Per qualche tempo raccontai l'episodio agli amici, poi me ne dimenticai. Fino a ieri, quando mi capitò di leggere il post di InvisibleKid.
postato da: wilcoyote alle ore aprile 29, 2008 14:30 | Link | commenti (91) | PopUp commenti (91)
categoria:musica, vita, gente, emozioni, abba, camionista
giovedì, 24 aprile 2008
Avvertenza

Non è un post-slogan. Sono tante righe, con una sola immagine. Non mi interessa far propaganda, ma esprimere un po' dei miei pensieri.
Non è un post per "comunisti". E' per tutti quanti cercano di sopravvivere in questo nostro Bel Paese senza sfruttare i loro simili.



Ci siamo arrivati. Domani, 25 aprile 2008, è il sessantatreesimo anniversario della Liberazione.

Sì, l'anniversario della Liberazione. Poi sarà anche il V-Day di Grillo, la festa di San Marco o la Festa Nazionale della Bandiera delle Isole Fær Øer (secondo Wikipedia). Ma per noi, cittadini italiani del 2008, ricordare quell'evento, culmine di una serie di altri e principio di una nuova epoca, ha, o dovrebbe avere, un'importanza che trascende il didascalico, il puramente retorico.

C'è chi, particolarmente dopo le ultime elezioni politiche, propone l'abolizione di questa ricorrenza, con la scusa che "crea divisione" e chi fa notare che si dovrebbe "andare oltre", superare queste "nostalgie", dopo più di sessant'anni.
A costoro vorrei far notare che negli USA si celebra (e con quanta enfasi!) il 4 luglio, anniversario dell'Indipendenza, dopo quasi due secoli e mezzo.
Altrettanto avviene in Francia, il 14 luglio.

Dunque, che è questa fretta di lasciarsi alle spalle la nostra ricorrenza nazionale?
Forse perché siamo un popolo che se ne sbatte della propria storia? Che, forse, la rinnega? In effetti non si celebra il 1871, l'anno in cui, dopo l'episodio famoso della breccia di Porta Pia, Roma è diventata capitale d'Italia. Sarà per non urtare la sensibilità dei leghisti? Anche l'Unità d'Italia crea divisione?
Meno problemi sembra dare il 4 novembre, anniversario della "vittoria" nella prima guerra mondiale. Vittoria? Mah, forse per chi ci ha in qualche modo guadagnato.
Non sarà per caso che i presunti sconfitti dopo la Liberazione, i fascisti, stanno, pian piano e sotto mentite spoglie, tornando ad occupare ruoli chiave nel governo della Nazione?
I fascisti non sono (solo) i tizi in camicia nera con i loro caratteristici rituali e oggetti-feticcio. Sono (soprattutto) coloro che professano l'impiego di metodi coercitivi per limitare la libertà a favore dei grandi imprenditori (ai giorni nostri si parla di multinazionali, ma il concetto rimane valido).

Perché in fondo è così che è andata. Negli anni in cui nascevano e si sviluppavano i movimenti dei lavoratori, approfittando dello shock (per usare il linguaggio di Naomi Klein nel suo Shock Economy) dopo la tragedia della Grande Guerra i grandi proprietari (terrieri ed industriali) hanno pensato di sfruttare il momento avvalendosi del nascente movimento fascista di Mussolini. Spaventare i lavoratori e approfittare di un Governo debole ha sicuramente portato miglioramenti alle finanze e alla posizione dei padroni.
E la gente non se ne è accorta subito, anche grazie alla manipolazione delle informazioni. Tutti inebriati dalla retorica fascista (allora lo strumento di controllo era quello, ora abbiamo le tv...), solo quando la seconda guerra mondiale si è rivelata una catastrofe c'è stato un massiccio movimento antifascista. Anche chi stava dalla parte della borghesia, soddisfatta della tranquillità sociale imposta a manganellate e brindisi con l'olio di ricino, si è stufato di come andavano le cose ed ha partecipato al movimento della Resistenza.

Il resto è storia di guerra, guerriglia, battaglie, sacrifici e ingiustizie.

Allora, tutto finito? I cattivi sono stati sconfitti ed i buoni hanno ripristinato la giustizia e la libertà? Forse giusto nel 1945...
E' stata sconfitta la "manovalanza", si sono trovati i capri espiatori, Mussolini è stato giustiziato. Ma chi stava dietro il tronfio apparato fascista è rimasto al suo posto. Chi ha finanziato le squadracce ha mantenuto ovviamente il proprio potere economico. Un po' alla volta anche i funzionari del regime hanno trovato collocazione nella burocrazia del nuovo Stato italiano (con gran scorno di chi ha partecipato alla Resistenza ed è rimasto disoccupato).

No, la Resistenza non è finita quel 25 aprile. Chi ha interesse a limitare la libertà, controllare il pensiero e ridurre al minimo i diritti dei lavoratori (per aumentare al massimo il profitto) è ancora saldamente al suo posto. Non sarà più il latifondista, sarà forse l'anonimo consiglio di amministrazione di una grande azienda nazionale o multinazionale. E l'ambito di azione sarà ben più esteso del territorio italiano.
Cambiano i metodi e gli strumenti. Alle parate si sostituiscono i reality show. A manganello e olio di ricino una colossale propaganda mediatica. E funziona! accidenti, se funziona!

Temo che ci accorgeremo troppo tardi di quello che si sta preparando ai nostri danni. Per esempio quando riusciranno a privatizzare la sanità (ma sarà più efficiente e moderna... certo!) o la scuola (ovviamente orientata alle attività produttive). Quando saremo costretti ad accettare qualsiasi cosa il datore di lavoro ci imponga grazie alla flessibilità da contorsionista della busta paga.

I fascisti ci sono ancora, i poteri dietro di loro pure. Le armi che stanno usando sono raffinate e subdole. Ad esempio questa propaganda che cerca di confondere le idee su quella Liberazione. Sono loro che creano divisione fra l'impiegato da mille euro al mese che vota a destra e l'operaio da mille euro al mese che vota a sinistra.

Una battaglia già l'abbiamo persa. Ma resistiamo!


PartigianiOssola




















Mio padre è del 1923. L'otto settembre 1943 stava facendo il servizio di leva nell'alto Piemonte, come guardia di confine. Antifascista da sempre, si unì alle bande partigiane di quelle parti. Il suo gruppo venne però decimato e lui tornò nel suo paese, in Oltrepo pavese, nascondendosi e continuando l'attività di Resistenza, che svolse in modo civile e, fortunatamente, incruento. Dopo la Liberazione gli venne pure affidato un prigioniero da consegnare, di cui il babbo tutelò l'incolumità, in un periodo in cui era facile sbarazzarsi di un nemico con una fucilata.
Poi è arrivato Paolo Pansa con le sue documentate e intelligenti analisi...

Domani, con gli occhi lucidi, mi racconterà per l'ennesima volta gli eventi del 25 aprile 1945 al mio paese (niente di spettacolare, neh?) e ancora una volta, chissà per quanto tempo ancora, porterà alla mia memoria e al mio cuore immagini ed emozioni che non ho vissuto.

W la Resistenza che continua!
postato da: wilcoyote alle ore aprile 24, 2008 12:13 | Link | commenti (98) | PopUp commenti (98)
categoria:vita, lavoro, gente, giustizia, emozioni, vento, resistenza, paure, morte, democrazia
mercoledì, 23 aprile 2008
Interrompiamo la trasmissione di Contessa (ma poi riprende, neh?) per un annuncio che ci tengo a fare:

ALLE NOVE DI STAMATTINA E' NATA SARA!

E' la bimba di Roby e Giuseppe, la "nipotina" dei Fuori di Testa © 

Per altre informazioni vi rimando al blog di Viv, l'anima dei FdT.

Un abbraccio a Sara, mamma Roby e papà Giuseppe!

E QUI un po' di festa per la nuova nata!
postato da: wilcoyote alle ore aprile 23, 2008 13:08 | Link | commenti (21) | PopUp commenti (21)
categoria:vita, amicizia, emozioni, giuseppe, sara, roby, raduno
domenica, 20 aprile 2008
Parole e musica per l'intervallo fra un post ed il successivo. O tra una repubblica e l'altra.
(dedicato a B)

Chi mi conosce sa come la penso, quindi sa che il risultato delle ultime elezioni politiche non mi è piaciuto molto. E' la democrazia, certo. La democrazia.
Il governo del popolo, come fin dalle elementari ci insegnano? Non è esattamente così, la nostra è una democrazia rappresentativa. Non potendo l'intera popolazione italiana partecipare al governo del Paese, i cittadini affidano l'incarico di promulgare e far applicare le leggi a persone che li rappresentano. Siccome i suddetti cittadini sono qualche decina di milioni è chiaro che interessi ed esigenze, anche se schematizzati e semplificati, sono un gran numero. Per cui è giusto che la rappresentanza sia numerosa.
Non sono concetti difficili, non serve aver studiato diritto o scienze politiche. Non serve aver studiato. Eppure a me certe scelte degli elettori paiono assai stridenti con il concetto di "democrazia rappresentativa". Quale delle due parole è caduta in disgrazia? "democrazia" o "rappresentativa"? Forse tutt'e due.

Non intendo entrare nel dettaglio, non ho intenzione di accendere e sostenere un dibattito, inutile ed accademico. Le cose sono andate come sono andate, ne vedremo gli sviluppi, spero non sulla nostra pelle (ma temo di sì... opinione personale, neh?).

Solo per esternare la mia irritazione (c'è ancora libertà di espressione, vero?) pubblico il video di una famosa canzone di Paolo Pietrangeli.

Lo so, appare datata, retorica. Lo so, Pietrangeli, con tutta la sua passione politica, lavora per la Fininvest. Lo so, quindi non venite a darmi del coglione gratuitamente!
Non credo che occorra (almeno per ora) "picchiare col martello". Ma credo in tante altre cose, che in parte costituiscono il concetto di comunismo.
Non sono di certo un ortodosso, ma so che "comunismo" non è una parolaccia.




Contessa

(Paolo Pietrangeli)

Che roba Contessa all'industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire.

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa.

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

postato da: wilcoyote alle ore aprile 20, 2008 21:15 | Link | commenti (72) | PopUp commenti (72)
categoria:musica, vita, comunismo, lavoro, giustizia, vento, resistenza, paure, democrazia, contessa
mercoledì, 09 aprile 2008
Da La Stampa dell'8 aprile: "Da settimane e settimane Romano Prodi sublimava la sua delusione nel silenzio e anche l’ennesima giornata appartata si stava spegnendo senza patos. E invece, poco prima di mezzanotte, il Professore chiese al suo portavoce: 'Dai Silvio, ce la fai “Blowin’ in the wind?'. Proprio così. Finita la cena, al piano nobile di palazzo Chigi, Prodi si è allentato il nodo della cravatta e in uno slancio di ritrovato buonumore, ha chiesto a Silvio Sircana di strimpellare la celebre canzone di Bob Dylan.
Sircana, che è un virtuoso della chitarra, ha tirato fuori lo strumento dal suo nascondiglio, ha saggiato le corde ed è partito: «How many roads must a man walk down...». Il Professore prima ha socchiuso le palpebre, poi si è messo a cantare pure lui: «How many times must a man look up...», per quanto tempo un uomo deve guardare in alto prima che riesca vedere il cielo?"

Si potrebbe pensare che io sia un fan sfegatato (oppure un parente stretto) di Romano Prodi. Non è così, anche se non nascondo una certa simpatia per l'uomo (più che per il politico).
Mi aveva però colpito questa notizia, apparentemente frivola e "di colore". Un'atmosfera un po' da "Il Grande Freddo", questo celebrare la fine di un'epoca (per Prodi) con una canzone significativa ed evocativa.
E poi, Bob Dylan per me ha un significato speciale. Un tempo egli disse che il suo ultimo eroe fu Woody Guthrie, intendendo che in seguito non ne ha avuti altri.
Ecco, per me è stato un po' così: il mio "ultimo eroe" è stato Bob Dylan, dopodiché non sono più stato un vero e proprio "fan". L'abbandono del fanatismo musicale è stato una sorta di crescita, un modo per lasciar spazio nel mio cuore e nella mia mente a dozzine e dozzine di altri grandi musicisti.
Bob Dylan è entrato nella mia vita relativamente tardi, verso la metà degli anni '80.
La mia formazione musicale è stata piuttosto casalinga. E in casa si ascoltava soprattutto la radio, per cui certe cose non arrivavano. Quindi canzonette italiane ed il pop internazionale. Devo dire che mi hanno lasciato più tracce gli Abba dei Pooh . Poi la musica dei juke-box, che a fine anni '70 non era così terribile. Successivamente le mie scelte indipendenti, piuttosto curiose: le sinfonie di Beethoven, Mozart, John Denver, Eric Clapton. Naturalmente di Dylan avevo sentito parlare. Avevo letto pure un po' di testi (il luogo comune di allora, ma credo ancora attuale, è che Dylan canta e suona male ma scrive autentiche poesie), ma non avevo mai ascoltato nulla. Un giorno al telegiornale parlarono di un suo concerto in Italia e in sottofondo fecero ascoltare Blowin' In The Wind. "Ecco la musica che voglio ascoltare" pensai. "E suonare", visto che alla tarda età di diciassette anni mi ero messo a imparare la chitarra.
Fino a quel giorno le cose che ascoltavo erano orchestrali o comunque eseguite da formazioni piuttosto numerose, con arrangiamenti sofisticati. Con Blowin' scoprii un "nuovo" modo di far musica e me ne innamorai. L'approccio essenziale: pochi strumenti, pochi fronzoli, poco virtuosismo e tanta emozione. Un amore che continua, nonostante da allora abbia imparato parecchie cose sulla musica e su come si esegue.
Non lo sapevo ancora, ma Blowin' In The Wind fu la mia introduzione alla musica tradizionale nord-americana, altro mio grande amore.

Le parole di questa canzone sono arcinote, si trovano pure sulle antologie scolastiche. Le ha citate anche Giovanni Paolo II. A questo proposito ricordo un episodio: al Congresso Eucaristico di Bologna nel 1997 furono invitati parecchi musicisti fra cui Dylan. Il concerto fu trasmesso per televisione e ovviamente lo guardai. Bob fece una delle sue solite imprevedibili performances e alla fine andò a salutare il papa. Tutti gli artisti che lo precedettero si adeguarono al cerimoniale del bacio dell'anello, Dylan gli porse la mano. Giovanni Paolo II per un attimo rimase spiazzato, poi glie la strinse cordialmente.

Blowin' In The Wind. La canzone, nella sua versione originale del 1963, la potete ascoltare mediante il solito lettore sulla colonna di sinistra. Riporto le parole, tanto universali da avere ancora significato dopo quarantacinque anni.
"The answer is blowin' in the wind", "la risposta soffia nel vento", canta Dylan, dopo essersi posto domande epocali. Una risposta facile, un trucchetto retorico? Forse.
O forse no. Il vento che non si posa mai è metafora di ciò che non è ancora compiuto. Nel contesto della canzone significa che l'umanità ha ancora parecchie carenze, ingiustizia per molti. Ma il fatto che ci sia una risposta che soffia nel vento, e non solo arida sabbia, è una speranza.

Blowin' In The Wind
(Bob Dylan)

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, 'n' how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?

The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it's washed to the sea?
Yes, 'n' how many years can some people exist
Before they're allowed to be free?
Yes, 'n' how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn't see?

The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.


How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, 'n' how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, 'n' how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?


The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.


...ed ecco la mia solita pedestre traduzione

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
Quanti mari dovrà sorvolare una bianca colomba
prima di potersi riposare sulla spiaggia?
E per quanto tempo ancora voleranno le palle di cannone
prima che vengano bandite per sempre?

La risposta, amico mio, soffia nel vento.
La risposta soffia nel vento.

Per quanti anni può esistere una montagna
prima che il mare la spazzi via?
E per quanti anni può esistere un popolo
prima che gli sia permesso di essere libero?
Per quante volte ancora un uomo dovrà voltare la testa
e far finta di non vedere?

La risposta, amico mio, soffia nel vento.
La risposta soffia nel vento.

Quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di poter vedere il cielo?
Quante orecchie deve avere un uomo
prima di poter sentire gli altri piangere?
E quante morti ci vorranno prima che sappia
che troppa gente è morta?

La risposta, amico mio, soffia nel vento.
La risposta soffia nel vento.


Ecco, l'episodio di Prodi (e del suo chiacchierato collaboratore Sircana) mi ha fatto pensare -e sperare- che forse è vero, la risposta continua a soffiare nel vento.
postato da: wilcoyote alle ore aprile 09, 2008 17:26 | Link | commenti (167) | PopUp commenti (167)
categoria:musica, vita, gente, giustizia, emozioni, vento, resistenza, prodi, bob dylan
domenica, 30 marzo 2008
E' primavera e a quanto pare si verificherà un massiccio (e molesto) risveglio di bambine in mattinate fiorentine mentre messer Aprile fa il rubacuori alle cascine, almeno a stare a sentire quel che da sessant'anni e passa ci cantano Alberto Rabagliati ed i suoi epigoni.
Insomma, stiamo entrando nella stagione della fioritura, reale o metaforica, quella in cui reali o metaforici pollini cercano luoghi adatti dove andarsi a posare (non sempre ci azzeccano, sempre in termini reali o metaforici, per cui ecco sorgere fastidiose allergie o drammatiche incomprensioni).
Partecipe di questo risveglio della natura, finché il sonno non mi metterà fuori combattimento racconterò una storia romantica


Nella seconda metà degli anni '80 bazzicavo, non so bene a quale scopo, l'Istituto di Matematica dell'Università di Pavia, che allora era dislocato nella storica sede centrale di Strada Nuova, accanto a qualcuna delle cento torri per cui è nota la cittadina lombarda (una delle quali crollò il 17 marzo 1989, un venerdì che avevo deciso di bigiare le lezioni). Un luogo, l'Istituto, tutto sommato romantico, non considerando le bestemmie degli studenti cacciati da qualche esame.
Sicuramente risvolti romantici ci furono per me in quegli anni e attorno a quelle aule... ma non è questa la storia che voglio raccontare.
Una delle cose che trovavo più interessanti erano i docenti, tutte menti di prim'ordine e spesso personaggi molto caratteristici.
Ce n'era uno che mi ispirava simpatia e tenerezza, M.B. Era forse il più giovane ed aveva un'aria decisamente svagata ma cordiale. Quando leggo il termine "dinoccolato" penso a M.B., che aveva proprio quell'aria, appunto, un po' slegata.
(fra parentesi, è la prima volta che uso "dinoccolato" in un mio scritto).
Il suo corso, infarcito di algebra,  a noi studenti del primo anno pareva un po' complesso. Lui però si prodigava a far capire i concetti, a chiarire dubbi. Peccato che mantenesse sempre un linguaggio estremamente rigoroso, per cui dopo ogni spiegazione i più rimanevano sempre spaesati. La volontà di aiutarci, in ogni caso, non gli mancava. C'era pure chi approfittava biecamente di questa sua disponibilità allo scopo di prendere in giro il professore e fare quattro risate. Alla fine della lezione qualcuno di questi burloni gli rivolgeva una domanda senza senso ma così ben formulata che pareva plausibile. M.B. cercava, come suo costume, di rispondere e spesso si incartava in tortuosi ragionamenti. Arrossiva, balbettava ed usciva dall'aula promettendo risposte per la lezione successiva. Naturalmente si rendeva conto di essere vittima di uno scherzo, ma non si lamentò mai e continuò a tentare di rispondere alle più demenziali domande.
Si fosse trattato di un altro docente avrei riso senza pietà. Nel caso di M.B., però, mi dispiaceva vedere tanta volenterosa ingenuità così vilipesa.
Ricordo ancora il giorno in cui qualcuno dal cortile gridò "CULO!" all'indirizzo di uno degli studenti burloni... M.B. si voltò verso la lavagna per non farsi vedere mentre rideva (ma io me ne accorsi, con soddisfazione).
C'era un'altra caratteristica di questo professore che me lo rendeva particolarmente simpatico e tenero: era palesemente innamorato. Di sua moglie, una ricercatrice presso lo stesso Istituto. Questa giovane donna aveva ben poco di femminile. Non era questione puramente estetica (d'altra parte per principio non mi pronuncio quasi mai in merito), ma l'effetto indotto dal modo di porsi, di vestire, di parlare di questa persona. Sembrava che nel suo mondo ci fosse spazio solo per concetti matematici.
Cosa che non valeva per M.B. che, quando la sua consorte per qualche motivo entrava nell'aula in cui lui faceva lezione, smetteva di parlare, per rimanersene immobile, un sorriso serafico (e un po' ebete) stampato sul volto, a guardarla adorante. Lei, impassibile, sbrigate le incombenze che l'avevano portata in quell'aula, non faceva una piega ed usciva. Solo allora lentamente M.B. tornava alla normalità.

Oltre ad incarnare, nel mio immaginario, il concetto di "dinoccolato", M.B. esemplifica un famigerato luogo comune: "cosa ci trova lui in quella là?".
Già, chissà cosa attirava in modo così evidente e, a suo modo, appassionato il professore verso la moglie? Che misteriosa trasformazione matematica applicava alla realtà che noi studenti percepivamo al punto da mutare quel pezzo di legno in foggia umana nella donna da lui palesemente amata?

Ah, gli scherzi, reali o metaforici, della fioritura!

postato da: wilcoyote alle ore marzo 30, 2008 22:13 | Link | commenti (160) | PopUp commenti (160)
categoria:amore, donne, vita, gente, uomini, emozioni, matematica, passione
domenica, 23 marzo 2008
Eh, be', non potevo lasciare il post sulla Passione fino alla prossima idea originale, sarebbe venuto forse Natale, e forse neppure quello di quest'anno

Così, ecco il mio augurio di BUONA PASQUA sotto forma di post "musicale".
E' vero, in genere questo tipo di post è interlocutorio, un modo per far sapere che sono ancora vivo e scrivente. Ma non è mai un "tanto per...". La musica ha grande importanza per me, condividerla ha lo stesso valore di un racconto, di una  considerazione.

Dopo la Passione Secondo Matteo musicata da Bach non poteva mancare il canto di Resurrezione per eccellenza, l'alleluia. Non sarà una scelta originalissima, ma mi piace molto quello del Messiah di Händel, un Oratorio (composizione musicale di tema religioso) che ho amato molto. Ai tempi del liceo ricordo di aver spianato più di ventimila lire per l'acquisto del cofanetto RCA con tre musicassette ed il libretto di quest'opera. Accidenti, la seconda cassetta ben presto ha iniziato a cigolare come un'altalena bisognosa d'olio!

Oggi i credenti cristiani ricordano la Resurrezione di Cristo. Altri, animati da qualche forma di religiosità, trovano in questo "evento" significati simbolici. Altri ancora godono di un giorno festivo (e pure di questo l'essere umano ha bisogno).

A tutti propongo l'ascolto di questo brano, solenne, gioioso e trionfante insieme.
Al solito, salvo problemi di rete, di computer o di impostazioni, si potrà ascoltare tramite il lettore audio nella colonna di destra.

Il testo, dal libretto del Messiah, è composto di citazioni dall'Apocalisse. L'originale è in inglese, riporto le indicazioni circa la provenienza dei passi ed i corrispondenti in italiano (non è una traduzione letterale)


Hallelujah! for the Lord God Omnipotent reigneth.
(Revelation 19 : 6)

The kingdom of this world is become the kingdom of our Lord, and of His Christ; and He shall reign for ever and ever.
(Revelation 11 : 15)

King of Kings, and Lord of Lords.
(Revelation 19 : 16)

Hallelujah!



Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore
(Apocalisse 19,6)

Il regno del mondo
appartiene al Signore nostro e al suo Cristo:
egli regnerà nei secoli dei secoli
(Apocalisse 11,15)

Re dei re e Signore dei signori
(Apocalisse 19,16)

Alleluia!


...ok, potevo svegliarmi prima ad augurare buona Pasqua. Ma, insomma!, la Chiesa fino a domenica prossima celebra l'ottava di Pasqua, come dire: festa tutti i giorni della settimana (peccato che la cosa non si traduca in vacanze).
postato da: wilcoyote alle ore marzo 23, 2008 21:31 | Link | commenti (95) | PopUp commenti (95)
categoria:musica, tradizioni, pasqua, resurrezione, haendel