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Utente: wilcoyote
Nome: Mario
Non mi interessa come ti vesti, che automobile possiedi, qual è il tuo titolo di studio, quanto prendi al mese, chi conosci e chi ti conosce, se frequenti i luoghi "in", se bazzichi le bettole, se il mondo è il tuo palcoscenico o se preferisci la clausura. Mi importa invece dei sentimenti, dell'amicizia, degli altri, della letteratura, della scienza, della musica, della filosofia e delle religioni, di quello che si può descrivere con le parole, con i suoni, con le immagini.
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giovedì, 02 luglio 2009
Finalmente una risposta alla diatriba che da tempo sta appassionando osservatori e commentatori politici: chi ce l'ha più duro fra due noti esponenti politici che, in vari contesti, si fanno vanto di cotali doti.

Risposta: ce l'hanno entrambi duro alla stessa maniera. Il cuore, intendo, ché parlare di altre cose, dopo la commercializzazione del Viagra, non ha più senso.

Naturalmente sto pensando alla fiducia concessa all'ennesimo decreto legge, il quale, con procedura che ricorda gli esordi di Benito Mussolini come Presidente del Consiglio, stabilisce, fra l'altro, le modalità con cui affrontare l'immigrazione clandestina (ovvero, facendola diventare reato). Già che c'erano, hanno istituito gli epigoni delle squadracce fasciste, ovvero, le ronde. Per differenziarsi rispetto ai famigerati precursori, i nuovi volontari dell'ordine non avranno uniforme né armi. Proprio vero che l'apparenza è tutto.

Ma almeno staremo tutti più al sicuro e nessun altro verrà a rubare le galline alla zia Rina (al massimo caricheranno lei su un camion e la deporteranno, il giorno che le scapperà detto un "governo ladro!").
lunedì, 29 giugno 2009
Stavo raccogliendo le idee per il prossimo post, quando mi son fatto tentare dall'ennesimo giochino in rete. L'adescatrice è Maude, che a sua volta ha abboccato all'amo di Papere, la quale... insomma, è l'ennesimo anello della catena di passaparola che si srotola per i social network. Visto l'argomento ed i toni garbati (Maude e Papere non hanno precettato nessuno a fare il gioco), mi ci sono buttato. Neppure io farò opera di coercizione sugli amici. Semplicemente, propongo (e sono curioso di leggere i punti di vista altrui).

Si tratta di rispondere a quesiti citando titoli di libri. Le due nominate blogger ed io abbiamo inteso il gioco in senso stretto: il titolo deve fornire indicazioni autosufficienti, senza richiedere, più o meno, la conoscenza del libro sotteso (conoscenza che, però, spesso è chiarificatoria). Per esempio, se il mio approccio alle discussioni politiche è quello di Peppone, con tanto di uso della leggendaria stanga di rovere, non vale indicare fra le risposte "Don Camillo", che, per chi non conosce i personaggi di Guareschi, potrebbe evocare un tranquillo curato di campagna.

Bene, ecco le domande e le mie risposte.

1. Sei maschio o femmina?
E' troppo facile (o pretenzioso) rispondere "Un uomo" (Oriana Fallaci)? Forse sì, per cui ripiego su "L'avventura di un povero cristiano" (Ignazio Silone)

2. Descriviti:
"L'idiota" (Dostoevskij)

3. Cosa provano le persone quando stanno con te?
"Lavoratori di tutto il mondo, ridete" (Moni Ovadia)

4. Descrivi la tua relazione precedente:
"La maga delle spezie" (Chitra Banerjee Divakaruni). Sigh!

5. Come sono le tue emozioni:

"A voce nuda" (Michel Faber)

6. Dove vorresti trovarti:
"Persi in un buon libro" (Jasper Fforde)

7. Come ti senti nei riguardi dell'amore
"Grandi speranze" (Charles Dickens)... ma vale più il contenuto del titolo

8. Com'è la tua vita?
"IO speriamo che me la cavo" (Marcello D'Orta)

9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
"La vita, l'Universo e tutto quanto" (Douglas Adams). Troppo?

10. Dì qualcosa di saggio...

"Bla bla bla" (Giuseppe Culicchia). Spero che l'autore abbia chiesto le royalties a Vodafone!

11. Una musica:
"Melodien" (Helmut Krausser)

12. Chi o cosa temi?

"La cognizione del dolore" (Carlo Emilio Gadda)

13.Un rimpianto:
"Vorrei che fosse lei" (Lorenzo Licalzi)

14. Un consiglio per chi è più giovane:
"L'ozio come stile di vita" (Tom Hodgkinson)

15. Da evitare accuratamente:
"Una banda di idioti" (John Kennedy Toole). Ma non evitate il libro, che è un capolavoro!
postato da: wilcoyote alle ore giugno 29, 2009 15:02 | Link | commenti (34) | PopUp commenti (34)
categoria:libri, giochi, emozioni
lunedì, 22 giugno 2009
"Scusate, ragazzi,vi ho sminato la matita!"

sturmtruppen

"Nella veemenza del voto", aggiunge, dopo una breve pausa, mentre lo fisso, attonito. Seguendo il suo sguardo, abbasso gli occhi e vedo la matita copiativa con la punta semi-divelta.
"Non si preoccupi, abbiamo un temperamatite", cerco di recuperare la situazione.
E' un giovane venuto a votare presso la sezione elettorale per la quale ho fatto il segretario in questo fine settimana. Ha l'aria un po' stralunata, gli occhi persi.
Ma mi stupiscono di più le sue scelte lessicali: chi usa mai il sostantivo "veemenza" nella lingua parlata? E chissà se "sminare" nel senso (improprio) di "privare della mina una matita" è un verbo che ha adattato consapevolmente alla situazione o gli è venuto per caso?
Ad ogni modo, è uno degli episodi che mi sono rimasti impressi durante questi noiosi giorni di votazioni dall'affluenza scarsissima. Non posso pensarci senza sorridere.
Gli iscritti alla mia sezione erano pochissimi, e di questi pochissimi se ne sono presentati circa il venti per cento. Quindi, per la maggior parte delle giornate, le cabine elettorali erano vuote. Nonostante la scarsità di eventi, o forse grazie ad essa, ci sono stati tanti momenti che hanno lasciato traccia in me. Piccole cose, ma di quelle che mi fanno amare l'umanità che mi circonda.
Il trovarsi a contatto per ventiquattr'ore (effettive) con persone che nella vita quotidiana si incontrano solo per caso. Persone diverse l'una dall'altra, che sembrano aver poco in comune, piano piano trovano, invece, punti di incontro. Oppure li fanno nascere, i punti di incontro.
Il senso di solidarietà e di collaborazione che nasce spontaneo, una cosa che sembra essere sparita dalle comunità, e invece, eccola qui!
Una cortesia di vecchio stampo verso chi arriva a votare, che a volte si stempera in genuina cordialità.
La bimbetta di otto anni, figlia di una componente del seggio, affidata ai carabinieri, che si sono rivelati affettuosi baby sitter. Bello vedere la bambina padana china su un libro illustrato assieme al milite partenopeo. Sono momenti che mi danno una ricarica di fiducia nella possibilità di auto-redenzione dell'umanità.

Alla fine, il referendum è fallito, non è stato raggiunto il quorum. Fallimento meritato, vista la stupida malafede insita in almeno due dei tre quesiti: domande estremamente tecniche per far scegliere agli elettori la padella di una pessima legge elettorale o la brace di una, forse peggiore, versione modificata.

Rimane, per fortuna, il ricordo di quello che ho raccontato, ovvero la prova, fatta di piccoli gesti, che le persone non sono decerebrate marionette, come vorrebbero certi uomini di potere. Il sorriso della bambina e del carabiniere, la matita sminata ne sono la dimostrazione.



 
postato da: wilcoyote alle ore giugno 22, 2009 22:08 | Link | commenti (63) | PopUp commenti (63)
categoria:cuore, vita, gente, emozioni, referendum, vento, democrazia, sminare
venerdì, 12 giugno 2009
Fra i commenti del post precedente c'è stato uno scambio di opinioni sui critici musicali fra me e Cosimo Piovasco di Rondò. No, non è il barone rampante!
(per saperne di più, andate sul suo blog ...non mi ha pagato, lo giuro!)
Stavo rispondendo all'ultimo commento, facendo un esempio a sostegno della scarsa opinione che ho nei confronti dei giornalisti italiani che scrivono di musica, ma siccome mi stavo dilungando con la risposta, ho pensato di farci un post.
Spesso ho l'impressione che l'incompetenza dei critici sia direttamente proporzionale all'importanza della testata o della televisione per cui lavorano.
Passiamo all'esempio.
Nel 1992, al Madison Square Garden di New York, si tenne un concerto per celebrare i trent'anni di attività artistica di Bob Dylan. Per l'occasione, una sfilza di rockstar si esibì in più o meno riuscite interpretazioni delle canzoni del menestrello di Duluth. Al di là della qualità delle esecuzioni, fu un evento memorabile. Lo capì (incredibile!) anche la televisione italiana, che trasmise il concerto. Per l'occasione, vennero scomodate varie personalità dell'arte e della cultura, a sparare cazzate, come direbbe il Guccini. Il commento della trasmissione (non ricordo su quale rete) venne affidato a Fabrizio Zampa che, ho controllato, viene spacciato per "musicista e critico musicale" da Wikipedia. A parte le solite banalità biografiche su Dylan, ad un certo punto lo Zampa si esibì in una prova di conoscenza di musica e di lingua inglese. Era il turno della cantautrice Tracy Chapman, che interpretava "The Times They Are A-Changing". Ora, tutti coloro che masticano un po' di inglese sanno che quella "A-" davanti al verbo è una sorta di rafforzativo, ad indicare la continuità dell'azione. Ma anche non sapendolo, non è cosa facile uscirsene con la cazzata che sparò Zampa, oltretutto ostentando un tono di autorità e competenza: siccome, nel sistema di notazione musicale anglosassone, la nota "LA" viene indicata con A, secondo il critico (suppongo pagato più di un insegnante di musica o di inglese della scuola media) il titolo si traduceva con "I tempi stanno cambiando in LA", con "ovvia" allusione alla tonalità della canzone. Eh, Fabrizio Zampa sì che se ne intende.
Bah!

Senza commenti e critiche, ascoltiamoci una bella canzone, tratta dal concerto di cui ho scritto. E' "I Shall Be Released", interpretata splendidamente da Chrissie Hynde.






...stavolta ometto testo (che ho linkato al titolo) e traduzione, ho sonno!

postato da: wilcoyote alle ore giugno 12, 2009 23:10 | Link | commenti (84) | PopUp commenti (84)
categoria:musica, bob dylan, critici, chrissie hynde, banda di idioti, i shall be released
mercoledì, 03 giugno 2009
...ho tante cose ancor da raccontare, e a culo tutto il resto!"

E rieccomi qui. Ho chiuso con una canzone, con una canzone ritorno. Forse non merito l'impareggiabile finale di "L'avvelenata". Ma fa niente, mi piaceva l'idea

L'amarezza del post precedente proprio non mi si addice. Lo sapevo anche prima che il mondo non è modellato sul mio modo di vedere le cose. Anzi, questa consapevolezza è un po' il "manuale di conversazione" che uso nel rapporto con gli altri, lo scalcinato e a volte inaffidabile traduttore di parole e sentimenti. Chi mi sta intorno è diverso da me, in un dettaglio o nella sua interezza, e non devo aspettarmi che si comporti come farei io. Accettare questo è la chiave che, girando faticosamente nella toppa, apre il decrepito portone che dà sulla vera umanità (che non è quasi mai quella che pretendono di farci vedere attraverso un moderno televisore, comodamente adagiati in poltrona).

E dunque, perché risentirsi, rimuginare, farsi paranoie, accusare? Queste cose non sono per me, no, no! E' quello che cercano di vendermi. Come Guccini (più di Guccini, direi), "sono nato fesso". Ma non fino al punto da cedere la mia anima.
Voglio continuare a ridere, a far ridere, a commuovermi senza pudore, a raccontare storie, profonde, banali o sciocche. A imparare e a insegnare, senza timore di essere additato come pedante. Soprattutto, voglio continuare a sorridere a tutti, a trovare il buono che c'è in ciascuno, mandando (con il sorriso) affanculo chi mi taccia di buonismo. Insomma, voglio essere quello che sono, rifiutando di indossare panni non miei, quelli che chi vuole uniformare intende rifilarmi. Mi tengo le mie magliette con macchia incorporata, le mie camicie che generosamente seminano bottoni, i miei indefiniti pantaloni sgualciti per contratto.

E' in quest'ottica sorridente che cito la canzone di Guccini di cui pubblico il video. Leggendo il testo si ha dapprima l'impressione di avere a che fare con una sorta di irascibile moralista (o forse di un santo bevitore). Ma ascoltando la versione live del video, si vede come i presunti cardini su cui poggia l'altrettanto presunto moralismo sono alquanto sgangherati: è l'ironia la chiave di lettura, la nebbia che sfuma in maniera imprevedibile ciò che sembra certo. Un famoso episodio, collegato a "L'avvelenata", illustra bene quello che intendo dire. Ad un certo punto, nella canzone si parla di "[...] un Bertoncelli [...] a sparare cazzate". Renato Bertoncelli è un critico di musica leggera (ovvero, un volenteroso incompetente) che negli anni '70, guidato da quello snobismo culturale che ancora angustia certa sinistra, aveva stroncato un disco di Guccini (un disco meno politico e più intimista). Una cosa per nulla originale, già un decennio prima Bob Dylan subì un simile linciaggio. Il Guccio, incazzato, infilò in "L'avvelenata" il verso citato. Il giornalista si comportò da ottuso, il cantate da permaloso. I due, però, sono persone intelligenti. Si incontrarono, discussero i loro punti di vista, si capirono a vicenda e divennero amici. Tanto che Bertoncelli impedì a Guccini di togliere il verso incriminato.

Ecco. La conoscenza e la comprensione possono far superare divergenze apparentemente inconciliabili. O comunque, possono far convivere serenamente le persone, ad di là dei punti di vista.

Ok, in attesa che abbia modo di raccontare qualcos'altro, godetevi, se potete, questa spassosa versione di "L'avvelenata". Alla prossima!





...lo so che è in italiano, ma trascrivo ugualmente il testo, che il Guccio, in questa versione, modifica qua e là, con gran divertimento suo e del pubblico.
Notare la bravura dei musicisti, che seguono le interruzioni del cantautore, riprendendo magistralmente ad un suo gesto.

L'avvelenata
(Francesco Guccini)

Ma se io avessi previsto tutto questo,
(dati cause e pretesto) le attuali conclusioni,
credete che per questi quattro soldi,
questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni
va be', lo ammetto che mi son sbagliato
e accetto i crucifige e così sia
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia
il primo che ha studiato.

Mio padre forse aveva anche ragione,
a dire che la pensione e davvero importante
mia madre non aveva poi sbagliato,
a dir che un laureato conta più di un cantante
giovane e ingenuo io ho perso la testa
sian stati i libri, o il mio provincialismo
e un cazzo in culo e accuse di arrivismo, dubbi di qualunquismo
son quello che mi resta.

Voi critici, voi personaggi austeri
militanti severi, chiedo scusa a 'vossia'
però non ho mai detto che a canzoni
si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso e come posso
quando ne ho voglia, senza applausi o fischi
vendere o no 'non passa' fra i miei rischi,
non comprate i miei dischi
e sputatemi addosso.

Secondo voi, ma a me cosa mi frega
di assumermi la bega di star quassù a cantare
godo molto di più nell'ubriacarmi,
oppure a masturbarmi, o al limite a scopare
se son d'umore nero allora scrivo
frugando dentro alle nostre miserie,
di solito ho da fare cose più serie,
costruir su macerie, o mantenermi vivo.

Io tutto, io niente, io stronzo ed io ubriacone,
io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale,
io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
io frocio, io perché canto so imbarcare
io falso, io vero, io genio e io cretino,
io solo, qui, alle quattro del mattino,
l'angoscia e un po' di vino
e voglia di bestemmiare.

Secondo voi, ma chi me lo fa fare,
di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento
ovvio il medico dice «sei depresso»,
nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento
e io ho sempre detto che era un gioco
sapere usare o no d'un certo metro
compagni il gioco si fa teso e tetro,
comprate il mio didietro,
io lo vendo per poco.

Colleghi cantautori, eletta schiera
che si vende alla sera per un po' di milioni
voi che siete capaci, fate bene,
ad aver le tasche piene, e non solo i coglioni,
che cosa posso dirvi? andate e fate,
tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teoreta,
un Bertoncelli o un prete
a sparare cazzate.

Ma se io avessi previsto tutto questo
(dati causa e pretesto) forse farei lo stesso
mi piace far canzoni e bere vino,
mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto
dei panni che son solito portare
ho tante cose ancor da raccontare per chi vuol ascoltare,
e a culo tutto il resto.

postato da: wilcoyote alle ore giugno 03, 2009 22:20 | Link | commenti (66) | PopUp commenti (66)
categoria:musica, vita, gente, vento, guccini, ritorno, lavvelenata
domenica, 17 maggio 2009
Avete presente la canzone "Pietre", successo al festival di Sanremo nel 1967, cantata da Antoine, testo di Gian Pieretti?

"Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
...

Al mondo non c'è mai qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà!"


Parole che sembrano essere una regola cardine di questo mondo.
Presuntuosamente, da una vita cerco di andare controcorrente. E puntualmente, come ricompensa per questa hybris, giunge, sotto varie forme, la inevitabile nemesi.
Siccome non amo autocommiserarmi, cerco di rialzarmi ogni volta e tornare a rifiutare le troppo rigide categorizzazioni in "buoni" e "cattivi". Ma mi ci vuole tempo per riprendermi.
Stavolta hybris e nemesi sono passate attraverso il web, e dal web "attivo" mi prendo una pausa. Può durare fino a domani, può essere definitiva (ma ne dubito).
Non chiudo il blog, come avevo pensato (a dire il vero, avevo pensato pure di zapparlo via, ma, ancora presuntuosamente, credo che qualcosa di buono di sia da salvare, e non parlo solo di quello che ho scritto io).
Semplicemente, ufficializzerò l'attuale tendenza a scrivere poco, non scrivendo affatto. E bloccherò i commenti. Non commenterò nemmeno su altri blog, se non in occasioni particolarmente significative (niente di personale, neh? i rapporti personali sono indipendenti dal mondo dei blog!)

Bene, un saluto a tutti.

Vi lascio una canzone. E' "Rainy day women # 12 & 35", di Bob Dylan, apparsa nel 1966 (incidentalmente, il mio anno di nascita) sul disco "Blonde on blonde". Questa canzone, come vedrete dal testo, ha ispirato a Gian Pieretti le parole di "Pietre".
Ho scelto l'esecuzione, fatta per in concerto in onore del trentesimo anno di carriera di Dylan, di Tom Petty and the Heartbreakers, la più grande rock'n'roll band del mondo (mmm... intravvedo un vantaggio nell'aver bloccato i commenti: eviterò gli accidenti dei fans di Rolling Stones, U2, Coldplay e cose del genere).





Rainy day women # 12 & 35
(Bob Dylan)

Well, they'll stone ya when you're trying to be so good,
They'll stone ya just a-like they said they would.
They'll stone ya when you're tryin' to go home.
Then they'll stone ya when you're there all alone.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.

Well, they'll stone ya when you're walkin' 'long the street.
They'll stone ya when you're tryin' to keep your seat.
They'll stone ya when you're walkin' on the floor.
They'll stone ya when you're walkin' to the door.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.

They'll stone ya when you're at the breakfast table.
They'll stone ya when you are young and able.
They'll stone ya when you're tryin' to make a buck.
They'll stone ya and then they'll say, "good luck."
Tell ya what, I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.

Well, they'll stone you and say that it's the end.
Then they'll stone you and then they'll come back again.
They'll stone you when you're riding in your car.
They'll stone you when you're playing your guitar.
Yes, but I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.

Well, they'll stone you when you walk all alone.
They'll stone you when you are walking home.
They'll stone you and then say you are brave.
They'll stone you when you are set down in your grave.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.


Gli esegeti di Dylan (altrimenti noti come "dylaniati") dicono che "to get stoned" ha a che fare con l'essere fatti (di marijuana) e tutta la canzone sottintende l'uso di stupefacenti. Nel contesto di questo post, mi riferisco, invece, ad una lettura più letterale (e poi, i testi di Dylan sono spesso vaghi e difficilmente traducibili)

Donne dei giorni di pioggia n. 12 e 35

Dunque, ti prendono a sassate quando provi a fare il bravo
Ti prendono a sassate proprio come han detto
Ti prendono a sassate quando cerchi di andare a casa
Ti prendono a sassate quando te ne stai tutto solo
Ma io non vorrei sentirmi così solo
Dovremmo esser tutti presi a sassate


Dunque, ti prendono a sassate mentre cammini per strada
Ti prendono a sassate se cerchi di rimanere seduto
Ti prendono a sassate mentre cammini per il pavimento
Ti prendono a sassate mentre cammini verso la porta
Ma io non vorrei sentirmi così solo
Dovremmo esser tutti presi a sassate

Ti prendono a sassate quando stai facendo colazione
Ti prendono a sassate se sei giovane e capace
Ti prendono a sassate se provi a tirar su qualche soldo
Ti prendono a sassate e dopo ti augurano "buona fortuna"
TI dico, non vorrei sentirmi così solo!
Dovremmo esser tutti presi a sassate

Dunque, ti prendono a sassate e dicono che è finita
Poi ti prendono a sassate e ritrornano di nuovo
Ti prendono a sassate se sei in auto
Ti prendono a sassate se stai suonando la chitarra
Ma io non vorrei sentirmi così solo
Dovremmo esser tutti presi a sassate

Dunque, ti prendono a sassate mentre te ne vai tutto solo
Ti prendono a sassate mentre te ne torni a casa
Ti prendono a sassate e poi dicono che sei un prode
Ti prendono a sassate quando sei nella tomba
Sì, ma io non vorrei sentirmi così solo
Dovremmo esser tutti presi a sassate!

That's all, folks!


postato da: wilcoyote alle ore maggio 17, 2009 21:51 | Link | commenti | PopUp commenti
categoria:vento, intervallo, pietre, bob dylan, nemesi, hybris, rainy day women # 12 & 35
giovedì, 07 maggio 2009

Leggendo questo post di LaNoisette mi è venuto in mente un ricordo d'infanzia

Conoscete il mito dell'androgino, fatto raccontare da Platone, nel suo Simposio, da Aristofane? Secondo questi vecchi buontemponi, all'inizio del mondo gli esseri umani erano disponibili nella versione donna, uomo e androgino (uomo-donna). Quest'ultimo modello era, fin da allora, allineato con gli standard stilistici delle auto d'oggi: una specie di palla formata dalla congiunzione di donna e uomo. Un obbrobrio, insomma.
Zeus, illuminato da un lampo di buon gusto, un giorno decise di farla finita con 'sti agglomerati e li tagliò in due. A dire il vero, la versione ufficiale dice che l'irascibile padre degli dei smezzò gli androgini perché offeso dalla loro tracotanza, ma questa è l'opinione di gente in malafede.
Da tutta questa serie di modifiche e revisioni del genere umano, frutto di fumose questioni di marketing (l'aggettivo "fumose" applicato a "questioni di marketing" in effetti è del tutto pleonastico), è uscito... il motore dell'amore: le metà, rudemente separate, si cercano per ricongiungersi (e inebetirsi in un definitivo abbraccio).

Insomma, la storia delle mezze mele alla ricerca della loro metà, e solo di quella che combacia perfettamente, che ipotizza l'esistenza della fantomatica "anima gemella", entità quanto mai fumosa (che sia invenzione di qualche addetto marketing?), consistente quanto il fantasma formaggino.
Con questo non voglio dire che non esista, neh? L'Universo ed i suoi dintorni sono un posto abbastanza vasto per contenere le cose più incredibilmente assurde. Per esempio, nell'attuale zona spazio-temporale, si è manifestata l'entità "Silvio"

Sull'argomento "ricerca dell'anima gemella" ho anch'io un piccolo mito da citare.
Un mito pane e pecorino, ovviamente...

Avevo circa dodici anni. Spesso, in estate, mentre il babbo si dilettava di lavori agricoli, la mamma portava me e mio fratello dallo zio Luigi, che ai tempi abitava al termine di una valle dal suggestivo nome di Scuropasso, in una grande casa colonica. Lì viveva il nonno Attilio, un rustico montanaro parecchio miope.
Una sera, dopo cena, mio fratello e la cuginetta iniziarono a comporre un puzzle, dopo aver sparpagliato i pezzi sull'incerata che copriva il tavolo. Dopo una mezz'oretta, stufi di quell'attività troppo tranquilla, i due ragazzini uscirono per darsi ad altri, più movimentati, giochi. Io stavo leggendo sul divano. Ad un certo punto, mi capitò di alzare gli occhi e di vedere... il nonno Attilio chino sul puzzle, impegnato, in apparenza, a far combaciare pezzettini così piccoli che di certo non riusciva a distinguere l'uno dall'altro. Incredibile!
Ad un certo punto, dopo aver tentato invano di incastrare due tessere che palesemente non potevano combaciare, si cacciò un pezzo in bocca e iniziò a masticarlo. Alla fine di questa procedura, sorprendentemente riuscì a unire i pezzi alla parte di puzzle già messa insieme.

Dopo molti anni, e molte tranvate sentimentali, iniziai a trovare un significato metaforico in quel tenero ricordo d'infanzia: dopo la lirica teoria delle mezze mele, la pecoreccia regola delle tessere di puzzle masticate dal nonno.
Insomma, invece di cercare una perfetta complementarità già esistente in un'altra persona, perché non vedere di riuscire, possibilmente senza arrivare ai morsi, ad adattarsi reciprocamente? Mancherà forse l'estetica della mela ricomposta, dell'androgino ricostruito allo stato primevo, ma vogliamo mettere tutta la passione e l'impegno messo nel ricomporre, a dispetto di tutto, un bel puzzle, sia pure con qualche tessera fuori posto?



postato da: wilcoyote alle ore maggio 07, 2009 13:06 | Link | commenti (73) | PopUp commenti (73)
categoria:amore, donne, vita, uomini, emozioni, mele, puzzle, mito, nonno
domenica, 03 maggio 2009
Al termine di questo fine settimana allungato, trascorso soprattutto a poltrire, leggere, suonare e, ovviamente, mangiare, vedrò di riprendere a scrivere. Iniziamo in maniera soft, ché non vorrei rischiare un'ernia...

In attesa che l'editore o l'autore del libricino "Il buio oltre le seppie" mi diffidino dal pubblicare altri stralci, ecco ancora qualche chicca sentita in libreria:

"Vorrei Le Rane di Aristofane, edizione Amadori."
[Mo sòrbole, non credevo che Francesco Amadori confezionasse pure rane! Fritte, magari?]

"Cercavo Il Codice del Gratta e Vinci."
[Anch'io!]

Cliente: "Quanto me lo mette 'sto libro?"
Libraio: "Dodici e novanta, signore. E' scritto dietro."
Cliente: "Prendete i ticket restaurant?"
[La crisi non risparmia nessuno. Dovrei provarci pure io, con i ticket...]

"Vorrei Il Partigiano Jolly di Fenoglio."
[La poco nota vicenda di Randellazzi Serafino, detto Jolly, che in un'osteria di Bobbio sbaragliò
a ramino un intero manipolo di repubblichini, prima di essere vigliaccamente sodomizzato con due mazzi di carte]

"I mappamondi li avete solo rotondi?"
[No, anche a forma di supposta, venga che glie li faccio provare...]


Mmm... mi accorgo ora che i miei due ultimi commenti hanno qualcosa in comune, che deve essere freudianamente legato all'inizio della settimana lavorativa...
postato da: wilcoyote alle ore maggio 03, 2009 21:57 | Link | commenti (45) | PopUp commenti (45)
categoria:libri, umorismo, seppie
sabato, 25 aprile 2009
Oggi è uno di quei giorni in cui la sensazione di assenza, inevitabile conseguenza della morte di mio padre, si farà sentire particolarmente. Mi mancheranno i suoi racconti, asciutti, brevi, per nulla retorici, sempre gli stessi, ma coinvolgenti e ipnotici come una favola, dei giorni in cui ha partecipato alla Resistenza, dei giorni in cui la Liberazione ha raggiunto il nostro paesino nella bassa dell'Oltrepo Pavese. Mi mancheranno i racconti, ma soprattutto lui che parla, che si commuove ai ricordi o nel guardare qualche trasmissione televisiva che parla di quegli eventi, che si arrabbia per l'ondata in crescita di un revisionismo tarocco e qualunquista.
L'otto settembre 1943 il babbo aveva vent'anni, stava prestando servizio di leva sui monti del cuneese. Dopo il famoso proclama di Badoglio, che sanciva l'armistizio con gli alleati, generando però una gran confusione negli ambienti militari (siamo italiani, ragazzi!), mio padre, come molti, disertò e si unì ad una formazione partigiana. Trascorse quasi due anni di clandestinità e pericolo, fino ad arrivare alla vittoria della Liberazione. Una vittoria che con gli anni gli è sembrata sempre più di facciata, fino ad arrivare alla consapevolezza, consolidatasi in questi ultimi anni, che le forze che hanno sostenuto e incoraggiato il fascismo sono ancora ben vitali, che lo sono sempre state, e che gli italiani sono pronti a farsi di nuovo infinocchiare da astuti cacciaballe e dai loro trucchi di scena.

Papà, allora avevi vent'anni. Ce li aveva anche Italo Calvino, che scrisse parole che furono messe in musica e cantate dai Modena City Ramblers. Non erano certo il tuo genere, ma avresti apprezzato questa canzone.






Oltre il ponte
(Italo Calvino - Sergio Liberovici)

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.
Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti

Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna
La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai balza avanti!
ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un mondo piu' umano
e più giusto più libero e lieto.

Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.
E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.

Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

La voce che inizia la canzone (dopo l'introduzione del vecchio partigiano) è quella di Moni Ovadia.

Ricordare il 25 aprile non è roba da nostalgici rincoglioniti, come qualcuno sostiene.
E neppure fare di ogni erba un fascio (littorio), come propone qualcun altro, equiparando le motivazioni di partigiani e repubblichini, enfatizzando le malefatte di parte dei primi e le ingiustizie patite da parte dei secondi. A questo proposito, riporto un'altra citazione di Calvino:

"Dietro il milite delle brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l'Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, che di queste non ce ne sono"

Bene, la società sta diventando sempre meno ragionevolmente giusta. Per quel poco che potrò fare, io sono qui, a resistere, La mia resistenza sarà come portare fiori sulla tomba del babbo. Fiori poveri, semplici margherite, ché di più non credo di potere. Margherite d'amore.


postato da: wilcoyote alle ore aprile 25, 2009 10:48 | Link | commenti (63) | PopUp commenti (63)
categoria:cuore, ricordare, vita, emozioni, vento, resistenza, democrazia, fascismo, 25 aprile, papà, ringraziamento
lunedì, 20 aprile 2009
Questa sera, tornando dal lavoro, fra l'acqua che allaga le risaie e quella che scendeva dal cielo, passando sopra quella che scorre nel Po, ascoltavo un cd dei Rice Brothers, un po' folk, un po' blues e molto country, tutto rigorosamente acustico. Fra vecchie ballate e scatenati strumentali, ad un certo punto riconosco l'introduzione al pianoforte di una canzone di Tom Petty, cantautore ben poco country e ben poco acustico. Si trattava di uno splendido pezzo, dal titolo "Southern Accents", accenti del sud.

Guidando In mezzo ad un paesaggio tipicamente padano, il mio pensiero si è distratto, vagando verso le terre del meridione, dove abitano, o da dove hanno avuto origine, tanti cari amici miei, le cui voci risuonano dolcemente degli accenti del sud.

Southern accents. Dedico questa canzone a questi amici, con un pensiero particolare ad una giovane donna di Napoli, che in questi giorni temo sia seccata con me
(però so che mi vuole bene )




Southern Accents
(Tom Petty)

There's a southern accent, where I come from
The young 'uns call it country
The yankees call it dumb
I got my own way of talkin'
But everything gets done, with a southern accent
Where I come from

Now that drunk tank in Atlanta's
Just a motel room to me
Think I might go work Orlando
If them orange groves don't freeze
I got my own way of workin'
But everything is run, with a southern accent
Where I come from --

For just a minute there I was dreaming
For just a minute it was all so real
For just a minute she was standing there, with me

There's a dream I keep having
Where my mama comes to me
And kneels down over by the window
And says a prayer for me
Got my own way of prayin'
But everyone's begun
With a southern accent
Where I come from --

I got my own way of livin'
But everything gets done
With a southern accent
Where I come from


C'è un accento del sud nel posto da cui vengo
I giovani lo chiamano "campagnolo"
I settentrionali "stupido"
Io ho il mio modo di parlare
ma qualunque cosa, nel luogo da cui vengo,
viene fatta con accento del sud.

Quella specie di cisterna ubriaca ad Atlanta
è per me una stanza di motel.
Penso che potrei andare a lavorare a Orlando
se quegli aranceti non geleranno.
Io ho il mio modo di lavorare
ma qualunque cosa, nel luogo da cui vengo,
viene fatta con accento del sud.


Solo per un minuto, stavo sognando
Solo per un minuto era tutto così reale
Solo per un minuto lei era qui accanto a me.

C'è un sogno che continuo a fare
in cui mia mamma viene da me
e si inginocchia alla finestra
e dice una preghiera per me.
Io ho il mio modo di pregare
ma ognuno, nel luogo da cui vengo,
inizia con accento del sud.

Io ho il mio modo di vivere
ma qualunque cosa, nel luogo da cui vengo,
viene fatta con accento del sud.



postato da: wilcoyote alle ore aprile 20, 2009 22:24 | Link | commenti (51) | PopUp commenti (51)
categoria:musica, vita, amicizia, gente, emozioni, vento, roby, sud , tom petty, southern accents